La prossima Europa la fanno le persone

La persona al centro, questo era il disegno umanista del Rinascimento, questo spirito ha pensato e progettato l’Europa del Manifesto di Ventotene e del welfare universale, questo ha interrotto la lunga stagione di guerre e morte, questo ha fatto crescere e stare bene.

Non il genere, il colore della pelle, la nazionalità, la provenienza. Ma le persone. Con le loro fragilità e le loro potenzialità, con i loro dolori e le loro passioni.

 

 

 

Oggi la centralità delle persone viene meno. I nazionalisti fomentano rabbia, odio e violenza contro il capro espiatorio di turno. Sia esso un migrante, un gay, una donna. Vogliono una società chiusa, patriarcale, il ritorno a mura e frontiere che danneggiano, come sempre accaduto, la povera gente. Che viene trascinata dentro il solito inganno secolare, convinta che sia sempre colpa di qualcun altro – l’ultimo della scala sociale – e mai quello che comanda.

Dall’altra, un’Europa stanca, burocratica, senz’anima, ripiegata su sé stessa.  Incapace persino di comunicare il buono che riesce a fare in campo ambientale, sulle libertà civili. Questo perché sequestrata dagli egoismi dei governi nazionali, dalle élite finanziarie che ne condizionano l’operato.

Noi invece pensiamo che serva il contrario, che serva andare fino in fondo. Che serva un’Europa delle persone, che possano scegliersi il proprio Parlamento e il Presidente della Commissione europea. Un’Europa federale, con politiche fiscali e sociali condivise, che possa dar luogo a investimenti e redistribuzione delle risorse.

Oggi, dopo dieci anni di crisi e crescita delle disuguaglianze, mentre pochi si arricchivano tanto e molti, la maggioranza, vedevano sgretolarsi sogni di tranquillità, vita e futuro, abbiamo bisogno di tornare alle antiche fondamenta e di allungare lo sguardo ai prossimi dieci, venti, cinquant’anni. Perché solo così possiamo costruire un’Europa capace di restituire dignità alle persone, al lavoro, alle giovani generazioni. Solo così potremo cogliere le potenzialità del progresso tecnologico per farne uno strumento per una transizione ecologica e sociale della nostra economia.

Le persone e i loro sogni al centro, guidati da una bussola: la sostenibilità per l’ambiente che ci circonda e le potenzialità aperte dall’economia circolare e dalla cura del territorio. Per questo ci collegheremo con il congresso dei Verdi Europei e con la convention di DIEM25, perché le alleanze, in Italia come in Europa, si cercano sulla base della visione di futuro che vuoi mettere in campo.

Vogliamo costruire un’offerta politica per le prossime europee che metta insieme tutti coloro che credono che sia necessario unirsi per battere i nazionalisti e costruire, allo stesso tempo, una riforma radicale dell’Unione europea. Un progetto fatto da persone per le persone, aperto a chiunque senta la necessità di difendere la libertà dalla barbarie e di costruire una nuova Europa. Per questo discuteremo con Nicola Zingaretti, che si sta battendo per rigenerare il campo del centrosinistra all’insegna di discontinuità e cambiamento, e con i sindaci di molte città.

Sabato 24 novembre è la vigilia della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, nel pomeriggio a Roma parteciperemo alla manifestazione nazionale indetta da Non Una di Meno, con noi ci sarà Laura Boldrini che l’anno scorso, in questa occasione, per la prima volta da che esistono le nostre Istituzioni, aprì la Camera alle donne, a chi aveva subito violenza, a chi si era riscattata, a chi con le associazioni, i centri antiviolenza, i consultori, ogni giorno si oppone a questo bollettino di guerra, quello delle donne violentate e offese.

Quest’anno, ad un anno dal Metoo, a pochi giorni dalla straordinaria vittoria delle donne democratiche nelle elezioni di midterm in Usa, a maggior ragione, diciamo che per la prossima Europa e nella prossima Europa le donne devono essere protagoniste, come succede ovunque, persino in Nicaragua, dove qualche settimana fa è partito l’hashtag #soypicorojo, letteralmente sono il rossetto rosso, porto il rossetto rosso che fa arrabbiare il potere dispotico e violento. Indossiamo il rossetto rosso, uniamoci ai movimenti e alle lotte di liberazione e liberiamo anche la nostra Europa dallo spettro del fascismo e del nazismo, di Orban e della Brexit.

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