Europa, presente o Futura

Sono ore di frenetiche trattative a quanto si apprende, ma soprattutto di pacatezza e tentativi di rassicurazioni, di processioni al Quirinale, di preghiere forse per scongiurare la procedura di infrazione.

Mica per l’Italia e gli italiani, ma per le elezioni europee, che invece di essere il terreno di confronto di visioni e programmi differenti diventano ancora una volta, come in una triste tradizione, un test per il governo nostrano.

Governo che, infatti, ha abbassato i toni e perso tutti gli amici che pensava di avere, in particolare uno dei due vicepremier, Salvini, che tanto si era speso per l’internazionale sovranista, facendo foto e correndo a pochi giorni dalla nomina a incontrare i governi del cosiddetto Gruppo di Visegrad o la ben più scaltra Le Pen.

Nessuno infatti tra i governi sovranisti e autoritari dell’Europa dell’Est si è espresso a favore della manovra e, dunque, del governo italiano. Facendolo restare solo e bocciato da tutti gli istituti economici.

Insomma è difficile credere al complotto, sembra piuttosto un’estrema espressione di insipienza, di passi indietro, di leoni negli show televisivi e conigli nei consessi internazionali, di numeri sparati a caso, di complesse vicende economico-sociali gestite come chiacchiere da bar.

Trovo tutto ciò gravissimo, perché si pretende persino di chiamarlo “buon senso” quando semmai è interesse esclusivo per il consenso, che non per forza è buonsenso, soprattutto se passa per evidenti strumentalizzazioni.

Detto ciò, chi dovrebbe costruire un’alternativa a questo sfacelo del buonsenso e della politica, latita, ormai abbastanza colpevolmente, oppure ripropone vecchi schemi e grandi ammucchiate dal sapore confuso, quasi indistinguibile, due facce diverse della stessa medaglia, più la salvaguardia di ciò che c’è che il tentativo di sperimentare ciò che ancora non c’è.

Con il rischio concreto che con lo sbarramento al 4% previsto dalla legge elettorale per le elezioni europee nessuna lista, oltre quella del Partito Democratico, riuscirà a portare in Parlamento Europeo qualche sua espressione.

Per questo abbiamo provato ad articolare una proposta, partendo da quella che Laura Boldrini fece già questa estate, poi ripresa da intellettuali come Cacciari, nel corso di questi mesi. Una proposta per l’Europa e per le persone, prima di ogni cosa.

Non un cartello elettorale, non una grande coalizione, ma una lista aperta ed europeista, in cui far emergere le migliori espressioni di ciò che ancora, e nonostante il governo che non accetta il dissenso, resiste e manifesta la propria alterità.

Penso alle piazze degli studenti e delle donne, ma anche a tante manifestazioni in giro per i territori.

Un progetto politico femminista ed ecologista fin dalle fondamenta che, come ci insegnano le vittorie dei Verdi in giro per l’Europa, spesso sono le caratteristiche principali della novità di una offerta politica che sappia rispondere a sfide impegnative come quella dei cambiamenti climatici.

Penso ai ragazzi di “DiEM25” di Varoufakis, alle donne e agli uomini che nei governi locali sperimentano l’agenda europea dell’inclusione e innovazione, come quelli di “Italia in Comune” di Pizzarotti oltre che delle liste civiche progressiste sparse su tutto il territorio.

Sabato a Roma, prima della bellissima e imponente manifestazione femminista, nell’assemblea nazionale della nostra rete “Futura”, abbiamo delineato i contorni di quella che immaginiamo come la Prossima Europa, ecologista, femminista, progressista, municipalista e democratica.

Lo abbiamo fatto con Boldrini e Zingaretti ma soprattutto con chi della nostra rete “Futura”, in questi mesi, ha tenuto viva la fiammella della speranza, costruendo ponti e non muri, animando dissenso e dicendo parole chiare di discontinuità rispetto alle stagioni passate.

La democrazia, il lavoro, il welfare, i diritti, l’ecologia e l’uguaglianza non sono più sfide che possiamo vincere o perdere a casa nostra.

Per questo abbiamo bisogno di fare l’Europa, ma di farla davvero, eleggendo il Presidente della Commissione, agendo per una politica fiscale e dei salari comune.

Perché il problema dei “nostri” operai, non sono le braccia africane, ma gli operai polacchi che hanno salari inferiori e orari peggiori, per questo spesso risulta più conveniente per tante aziende delocalizzare e assumere lì.

Perché dobbiamo colpire i paradisi fiscali che stanno a pochi chilometri da casa nostra, perché i giganti del web e le multinazionali non trovino alleati nelle contrapposizioni tra i nostri governi per guadagnare sempre di più, reimmettendo sempre meno capitale nell’economia reale, e così via.

Ciò che è sovranista spesso è razzista, ciò che è razzista spesso è autoritario, ciò che è autoritario spesso è machista e sessista, e ciò che è machista e sessista è di sicuro conservatore.

Se vogliamo essere all’altezza della sfida non possiamo che essere radicalmente il contrario di tutto questo.

Per farlo davvero non possiamo che rivolgerci a tutti e tutte coloro che, consapevoli della posta in gioco alta di queste elezioni europee, e consapevoli del rischio che l’onda nera possa mettere in discussione per sempre i nostri valori e ciò che ci tiene insieme, provano a trovare nel progetto europeo l’unità nelle differenze.

Esattamente, in fondo, come è stato a metà del secolo scorso davanti alle guerre che avevano devastato tutti i paesi del nostro continente.

Non sono tanti gli elementi fondanti su cui intendersi ma ci interessa smetterla di ripetere gli errori come un disco rotto, riproponendo i rappresentanti di una stagione sconfitta nelle urne o cercando un posto al sole.

Ci interessa davvero la concretezza di un buon governo e la radicalità necessaria per rigenerare davvero il campo democratico. Le ristrutturazioni appaiono insufficienti e tardive. Il nostro impegno è una visione futura, appunto, che non può che generarsi adesso.

In poche parole, la Prossima Europa o la fanno le persone o non sarà. E questa volta, con i signori che ne auspicano la fine, il rischio è più alto e la posta in gioco davvero grande.

Non solo per noi ma per le generazioni future. E si sa, per i nostri figli e le nostre figlie dobbiamo e possiamo fare di più. Proviamoci, con coraggio e determinazione.

Maria Pia Pizzolante

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